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Quale abbonamento AI conviene alla tua attività nel 2026

La scena si ripete in ogni studio, negozio e officina che ha provato l'intelligenza artificiale nell'ultimo anno: tre abbonamenti attivi, uno usato tutti i giorni, gli altri due che se ne stanno lì a fare rumore sull'estratto conto. Venti euro qui, quindici là, dieci per un servizio attivato a marzo e mai più aperto: sono cinquecento euro l'anno che escono senza che nessuno riesca a dire cosa hanno prodotto in cambio.
Il problema non è il prezzo, che è basso. Il problema è che la scelta viene fatta al contrario: si parte dal nome sentito nominare al bar o dal video su Instagram, invece che dal lavoro che si vuole togliere dalla scrivania. Questa guida prende la strada opposta e in venti minuti ti porta a una decisione sola, con i listini di settembre 2026 alla mano.
1 · Prima del prezzo viene il lavoro
Nessuno di questi strumenti è «il migliore» in assoluto: sono bravi in cose diverse. Quindi la prima domanda non è quale scegliere, è quale lavoro ti sta rubando più tempo ogni settimana. Nelle piccole attività italiane i lavori ricorrenti sono quattro, e si contano sulle dita.
Scrivere: mail ai clienti, preventivi, descrizioni di prodotto, testi per il sito, post. È il caso più comune e anche quello in cui la differenza fra uno strumento e l'altro si sente di più, perché si sente il tono. Leggere e riassumere: contratti, capitolati, bandi, PDF di quaranta pagine da cui ti serve una riga. Fare immagini: foto di prodotto, grafiche per i social, volantini. Far girare qualcosa da solo: un chatbot sul sito, uno smistamento automatico delle richieste, un'estrazione di dati dai documenti in entrata. Attenzione, perché quest'ultimo non è un abbonamento: è un progetto, e più avanti vediamo perché la differenza pesa sul conto.
2 · Quanto costano davvero, a settembre 2026
Ecco i listini in euro, per un singolo utente, così come sono oggi. ChatGPT ha tre gradini: Go a circa 8 € al mese, Plus a circa 23 €, Pro a circa 103 €. Claude Pro sta intorno ai 15 € al mese. Google parte da circa 5 € con AI Plus e arriva a 21,99 € con AI Pro, che porta con sé 2 TB di spazio condivisi fra Gmail, Drive e Foto. Microsoft 365 Personal, con Copilot incluso, viaggia sui 10 € al mese.
Due cose da notare, perché sono quelle che fanno la differenza in bolletta. La prima: il gradino più alto — il Pro da cento euro — serve a chi macina lavoro pesante tutto il giorno, non a chi scrive dieci mail e due preventivi. Nove volte su dieci il gradino di mezzo è già sovradimensionato. La seconda: il piano da cinque o otto euro non è una versione mutilata, è la stessa cosa con meno messaggi al giorno. Se lo esaurisci, l'hai scoperto spendendo 8 € e non 23, e sali il mese dopo.
3 · Guarda cosa stai già pagando
Questo è il passaggio che quasi tutti saltano, ed è quello che fa risparmiare di più. Nell'ultimo anno e mezzo i fornitori hanno infilato l'intelligenza artificiale dentro abbonamenti che hai già in casa, spesso alzando il prezzo di un paio d'euro e mandando una mail che nessuno ha letto. Google Workspace Business Standard — la casella di posta con il tuo dominio, quella che paghi da anni — è passata a circa 16,80 € per utente al mese proprio perché ci hanno messo dentro Gemini: se la usi, l'AI di Google la stai già pagando. Stessa storia per chi ha Microsoft 365 in ufficio e per Copilot.
Il risultato è la trappola più diffusa del 2026: si paga due volte lo stesso strumento, una volta dentro un pacchetto e una volta come abbonamento separato attivato per curiosità. Prima di aggiungere una riga all'estratto conto, apri l'elenco degli addebiti ricorrenti della carta e leggi cosa comprendono adesso quelli che già ci sono.
4 · Uno solo, e per almeno tre mesi
La tentazione di tenerne due «per confrontarli» è forte e va tolta di mezzo subito: chi ne tiene due finisce per usarli male entrambi. Questi strumenti rendono in proporzione a quanto li conosci, non a quanto sono potenti — la differenza fra un risultato mediocre e uno buono quasi sempre sta in come hai posto la domanda, non nel modello che ha risposto.
Quindi: uno solo, per tre mesi, quello che copre il lavoro numero uno della tua lista. In tre mesi impari le sue abitudini, capisci dove sbaglia e ti costruisci il tuo repertorio di richieste che funzionano. Solo dopo, se hai una ragione precisa — non una curiosità — valuti il secondo. E se nel frattempo ne esce uno nuovo di cui parlano tutti, tienilo a mente e basta: cambiare strumento ogni sei settimane significa restare per sempre al livello del primo giorno.
5 · Quando conviene pagare a consumo invece del canone
C'è una seconda porta che quasi nessuno apre, e per certi lavori è quella giusta. Oltre agli abbonamenti esiste il pagamento a consumo: paghi il lavoro che lo strumento fa davvero, misurato al centesimo, senza canone fisso. È la strada da prendere quando l'AI non deve chiacchierare con te, ma lavorare da sola dentro un tuo processo: il chatbot che risponde ai clienti sul sito di notte, il sistema che legge le fatture in arrivo e le smista, l'automazione che scrive le schede prodotto partendo dal listino.
La differenza sul conto è grossa e va nella direzione giusta. Un'automazione che gestisce qualche centinaio di richieste al mese, con i prezzi attuali, costa in genere pochi euro — parliamo di cifre sotto il costo di un abbonamento singolo — perché paghi solo quello che consuma. E i prezzi per unità di lavoro nell'ultimo anno sono scesi, non saliti: la versione più recente di Claude, uscita a inizio settembre, costa circa il 25% in meno della precedente. Il rovescio della medaglia è che il consumo va impostato una volta da qualcuno che sa dove mettere le mani, e va tenuto d'occhio: qui non c'è un tetto automatico come nell'abbonamento.
6 · La prova dei venti minuti
Chiudiamo con la procedura, che è corta e si fa una volta sola. Cinque minuti: scrivi i tre lavori che ti pesano di più, in ordine di ore perse. Dieci minuti: apri gli addebiti ricorrenti della carta degli ultimi sei mesi, segna quello che paghi già e disdici quello che non hai aperto nell'ultimo mese. Cinque minuti: attiva un solo abbonamento, il gradino base, quello che copre il lavoro numero uno — e metti la sveglia a tre mesi.
Se dai tre lavori esce fuori che il problema non è scrivere o leggere, ma un pezzo di processo che si ripete uguale ogni giorno, allora la scelta non è fra ChatGPT e Claude: è fra tenere quel lavoro a mano o farlo fare a un sistema costruito addosso alla tua attività. È esattamente il punto di partenza di una consulenza AI per PMI, e la risposta onesta a volte è «tienilo a mano»: se un lavoro lo fai due volte al mese, automatizzarlo costa più di quanto rende.
In sintesi
Parti dal lavoro che vuoi togliere dalla scrivania, non dal nome dello strumento. I listini di settembre 2026 dicono che per una piccola attività la cifra giusta sta fra gli 8 e i 15 euro al mese, e che il gradino da cento euro è per un altro mestiere. Prima di attivare qualsiasi cosa, controlla cosa stai già pagando: Gemini è dentro Workspace e Copilot dentro Microsoft 365, e la doppia spesa è l'errore più comune dell'anno. Poi uno solo, per tre mesi, con una sveglia sul telefono. E se quello che ti serve non è uno strumento con cui parlare ma un lavoro che si fa da solo mentre tu fai altro, l'abbonamento non è la risposta: quello si paga a consumo e si costruisce una volta.
Fonti: AI Subscription Pricing Comparison 2026 (listini a confronto) · Fastweb Plus (cosa ottieni pagando un chatbot AI) · bryan.it (quanto costa Copilot) · GPTPrompts (prezzi Google AI Pro e Ultra in Italia) · Google Workspace (listino ufficiale per utente) · Mailbird (l'aumento Workspace con Gemini incluso) · Anthropic (Claude Fable 5.1 e il taglio dei prezzi).
Mezz'ora di chiacchierata, zero impegno, parlato semplice, senza tecnichese
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