// un lavoro alla settimana, automatizzato

Solleciti di pagamento automatici: incassare prima senza sembrare un robot

Di Trinity · MariVision6 ottobre 20268 min
Ale di MariVision in un ufficio buio, sotto un grande calendario olografico con tre date cerchiate verso cui volano fatture e buste luminose
06 · 10 · 2026 — UN LAVORO ALLA SETTIMANA, AUTOMATIZZATOI solleciti partono da soli, le decisioni restano tue

C'è un lavoro che in quasi tutte le piccole aziende si fa tardi, male e controvoglia: ricordare ai clienti che una fattura è scaduta. Non è difficile, è imbarazzante. Così lo si rimanda alla settimana dopo, poi a quella dopo ancora, e intanto i soldi restano nelle tasche di qualcun altro. È anche uno dei lavori che si automatizzano meglio, a una condizione: che la macchina sappia chi ha già pagato e si fermi quando serve una persona.

In questa guida lo smontiamo pezzo per pezzo: com'è oggi, cosa si può lasciare al sistema e cosa no, con quali strumenti, un esempio completo dalla fattura emessa all'incasso e come partire in un pomeriggio.

Com'è oggi: il pomeriggio delle fatture scadute

Archivio buio con scaffali di faldoni e un grande foglio di calcolo olografico sospeso vicino al soffitto, con righe di fatture segnate da spunte verdi e orologi arancioni

Fatto a mano, il giro dei solleciti di solito va così. Si apre il programma di fatturazione o il foglio con le fatture emesse e si cercano quelle scadute. Poi si apre l'home banking e si controlla, una per una, se il bonifico è arrivato. Per quelle non pagate si scrive una mail, spesso partendo da zero, cercando il tono giusto fra il troppo gentile e lo scortese. Si allega la fattura, si copia l'IBAN, si invia. E ci si segna, da qualche parte, di ricontrollare fra una settimana.

Il tempo si perde soprattutto nel confronto con la banca e nella scrittura dei messaggi, che ogni volta ricomincia da capo. Gli errori tipici sono sempre gli stessi:

Cosa si automatizza e cosa resta a una persona

Officina buia con un grande segnale olografico rosso a forma di mano aperta sospeso sopra un nastro di buste luminose fermo, accanto una cornetta del telefono

La linea va tracciata prima di accendere qualsiasi cosa. Al sistema si possono lasciare senza rischi:

Restano a una persona, sempre: i casi dubbi (un bonifico di importo diverso, un pagamento senza riferimenti, un cliente che ha contestato la fattura), le eccezioni (il cliente storico in un momento difficile, l'accordo preso a voce) e soprattutto cosa fare dopo l'ultimo avviso. Telefonata, piano di rientro, legale: il sistema non lo decide, ti avvisa e si ferma. Il cliente in difficoltà e quello che fa il furbo riceverebbero gli stessi messaggi, e solo tu sai chi è chi.

Perché ti riguarda: fra imprese, in Italia, il decreto legislativo 231 del 2002 sui ritardi di pagamento fissa il termine a 30 giorni quando il contratto non dice altro, prevede interessi di mora pari al tasso di riferimento della BCE più 8 punti e un importo forfettario di 40 euro per i costi di recupero. Non serve minacciarlo al primo promemoria, ma è giusto ricordarlo, con calma, nell'ultimo avviso. Con i clienti privati queste regole non valgono: lì conta solo quello che avete pattuito.

Con gli strumenti che hai già, e quando serve qualcosa su misura

Corridoio di uffici buio con tre grandi buste olografiche sospese in fila vicino al soffitto, la prima azzurra, la seconda ambra, la terza arancione, unite da scie di luce

Prima di comprare qualsiasi cosa, guarda cosa hai in casa.

Il programma di fatturazione. Quasi tutti hanno uno scadenziario, e alcuni anche l'invio di promemoria via mail e il collegamento al conto corrente per riconoscere i pagamenti. Vale la pena controllare nelle impostazioni prima di costruire altro: spesso la funzione c'è e nessuno l'ha mai accesa.

Foglio di calcolo e posta. Se le fatture sono poche decine al mese, un foglio con una riga per fattura (cliente, mail, numero, importo, scadenza, pagata sì/no) e un invio automatico collegato alla casella di posta bastano. Google Fogli e Excel lo permettono entrambi, con le loro automazioni o con uno strumento senza codice che legge il foglio e manda le mail alle date giuste.

La banca. Il passaggio più delicato. Se il tuo programma non si collega al conto, puoi scaricare ogni mattina l'elenco dei movimenti e farlo confrontare con lo scadenziario. Il riconoscimento funziona bene solo se il cliente scrive il numero di fattura nella causale: per questo va chiesto chiaramente in fattura e in ogni messaggio.

WhatsApp Business. Utile per chi con i clienti parla già lì: le risposte rapide ti permettono di mandare il promemoria pronto con due tocchi. L'app però non invia da sola alle date stabilite: per l'invio automatico serve la piattaforma per aziende di Meta, con modelli di messaggio approvati.

Quando serve qualcosa su misura. Quando le fatture sono centinaia, i conti correnti più di uno, gli incassi arrivano a rate o un bonifico paga più fatture insieme. Lì il foglio di calcolo comincia a sbagliare, ed è il momento di un gestionale web su misura che faccia il confronto con la banca al posto tuo e ti mostri solo i casi dubbi.

Un esempio passo per passo: dalla fattura emessa all'incasso

Grande atrio di banca buio con pavimento di marmo e un estratto conto olografico sospeso vicino al soffitto, i cui movimenti sono collegati da raggi di luce a fatture con la spunta verde

Prendiamo un piccolo studio che emette una fattura da pagare a 30 giorni. Ecco cosa succede, dal primo evento all'ultimo.

  1. Giorno 0, la fattura parte. Finisce nello scadenziario con cliente, importo, numero e data di scadenza. Nessuno deve ricordarsi niente.
  2. Ogni mattina, il controllo della banca. Il sistema confronta gli incassi del giorno con le fatture aperte. Bonifico con importo e numero giusti: fattura chiusa, esce dal giro. Bonifico diverso o senza riferimenti: finisce nella lista dei casi dubbi, che guardi tu.
  3. Tre giorni prima della scadenza, il promemoria. Tono gentile, nessuna accusa: «ti ricordo che venerdì scade la fattura n. 112 di 480 euro». Con l'IBAN completo, la causale da usare e la fattura allegata.
  4. Sette giorni dopo la scadenza, il sollecito. Sempre dopo il controllo della banca di quella mattina. Tono chiaro: la fattura è scaduta, ecco come pagare, e se c'è un problema basta rispondere a questa mail.
  5. Ventuno giorni dopo la scadenza, l'ultimo avviso. Tono fermo e cortese, con il richiamo a interessi di mora e costi di recupero se il cliente è un'impresa.
  6. Il giorno dopo, il sistema si ferma. Non manda altro: ti avvisa con nome del cliente, importo e storico dei messaggi. Da qui decidi tu.
  7. Se il cliente risponde in qualunque momento («pago a fine mese», «la fattura ha un errore»), la sequenza per quella fattura si sospende finché non la riattivi tu.

Le date sono un esempio: vanno adattate a come lavora la tua azienda e ai termini che hai concordato. Quello che non cambia è l'ordine: prima la banca, poi il messaggio.

Come partire in un pomeriggio, e l'errore da non fare

Negozio buio molto alto con un grande smartphone olografico sospeso vicino al soffitto che mostra una schermata di pagamento con un pulsante verde, monete luminose e una piccola fattura intorno

Per cominciare non serve un progetto. Basta un pomeriggio:

  1. Fai l'elenco delle fatture aperte, con scadenza e mail del cliente, nel programma di fatturazione o in un foglio.
  2. Scrivi i tre messaggi: promemoria, sollecito, ultimo avviso. Ognuno con numero di fattura, importo, IBAN e la causale da usare. L'AI ti aiuta a trovare il tono, ma la versione finale la rileggi e la firmi tu.
  3. Decidi le date e chi riceve l'avviso quando il sistema si ferma.
  4. Accendi l'automazione in modalità bozza: per le prime due settimane il sistema prepara i messaggi e tu li invii a mano, controllando che siano giusti.

L'errore da non fare è accendere l'invio automatico senza il controllo della banca, o con un controllo che non riconosce i bonifici con la causale scritta male. Un solo sollecito a un cliente che ha già pagato costa più di dieci promemoria arrivati in tempo: è la volta in cui il cliente pensa che non sai cosa succede nella tua azienda. Per questo la modalità bozza non è una perdita di tempo, è il collaudo.

Perché ti riguarda: i solleciti sono il caso tipico di lavoro che nessuno fa volentieri e che quindi si fa tardi. Automatizzarlo non vuol dire diventare più duri con i clienti: vuol dire che il promemoria parte sempre, alla data giusta, con il tono giusto. Se vuoi vedere altri lavori di questo tipo trovi esempi concreti nella pagina sulle automazioni AI per le aziende.

In sintesi

Un sistema di solleciti che funziona ha cinque pezzi: uno scadenziario unico, tre messaggi dal tono crescente scritti una volta sola, il controllo della banca prima di ogni invio, uno stop dopo l'ultimo avviso con una persona che decide, e in ogni messaggio tutto ciò che serve per pagare subito. Si costruisce con il programma di fatturazione o con un foglio di calcolo e la posta; il su misura serve solo quando i numeri crescono. E si parte in modalità bozza, perché l'unico errore che non si recupera è sollecitare chi ha già pagato.

Fonti: Normattiva (D.Lgs. 231/2002 sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali) · Meta (WhatsApp Business Platform)

Domande frequenti

Si può automatizzare l'invio dei solleciti di pagamento senza un software nuovo?

Sì, nella maggior parte dei casi. Molti programmi di fatturazione hanno già uno scadenziario e, alcuni, l'invio di promemoria. In alternativa basta un foglio di calcolo con le fatture e le scadenze, collegato alla posta. Il software su misura serve quando le fatture sono tante, i conti sono più di uno o gli incassi arrivano a rate.

Come si evita di sollecitare un cliente che ha già pagato?

Prima di ogni invio il sistema confronta lo scadenziario con gli incassi del conto, cercando importo e numero di fattura nella causale. Chi risulta pagato esce dal giro. I casi dubbi, come un bonifico con importo diverso o senza riferimenti, non partono in automatico: finiscono in una lista che controlla una persona.

Cosa si può scrivere nell'ultimo sollecito a un'altra impresa?

Si può ricordare in modo fermo e cortese che, fra imprese, la legge italiana sui ritardi di pagamento prevede interessi di mora e un importo forfettario di 40 euro per i costi di recupero. Dopo l'ultimo avviso il sistema si ferma: telefonata, piano di rientro o legale li decide una persona, caso per caso.

Vuoi che i solleciti partano da soli, senza mai disturbare chi ha già pagato?
Mezz'ora di chiacchierata, zero impegno, parlato semplice, senza tecnichese
Parliamone →